mercoledì 4 dicembre 2013

Non mollare Bray


Pompei, lo abbiamo letto tante volte, è la metafora e il destino dell'Italia.

Sono una persona semplice e non ho mai contato in nulla, neanche nella decisione fondamentale della vita di tutti i giorni: cosa guardare in televisione. Figuriamoci cosa conto per la decisione del direttore generale che ha in mano il destino di Pompei. Ma, in fatto di cultura e beni culturali, qualcosa la so perché ho avuto un'altra fortuna, quella di poter studiare. Il resto provo a capirlo. 
Leggendo quello che ha scritto e detto il ministro Bray nel corso di questi mesi, qualche speranza mi è venuta su quanto possa contare un post scritto così, su un blog appena aperto, ma aperto con passione. Forse, più di quello che avrei pensato mai.
In questi ultimi due giorni, però, io Bray l'ho sentito diverso. L'ho sentito scoraggiato, disorientato. 
Quello che a Pompei crolla, si sfarina, si cancella per sempre non è 'solo' una città morta: è la città dei vivi, l'idea di polis, di comunità, di Stato. E questo è vero alla lettera: in modi che nemmeno gli osservatori più critici potrebbero sospettare.

Cosa aspetta Bray a nominare il superdirettore? 

Ogni giorno che passa il ministro per i Beni culturali (e del Turismo, ok, come recita la targhetta diligentemente cambiata sull'intestazione del sito del MibacT) sono molte le critiche che gli vengono rivolte per non voler nominare uno dei soliti noti. Ci avete pensato che il parlamento ha cambiato il suo decreto prevedendo un direttore e vice per poter mandar a Pompei una persona di una parte politica e una dell'altra?
Quello che si chiede a Bray è di assecondare questo modo di fare che noi studenti, ricercatori, cittadini non sopportiamo più.

Mentre a Roma e su Twitter si discute, Pompei brucia. Perfino i fantasmi di Sandro Bondi e Giancarlo Galan sono tornati a materializzarsi, per gettare alcune palate di fango sul loro successore.

Ma prendersela con Bray secondo me vuol dire sbagliare bersaglio. Perché? - diranno i miei piccoli lettori, magari fan come me dei Bronzi di Riace che twittano, dei luoghi in cui nella cultura puoi ancora passeggiarci o solo delle cose belle o fatte con la testa, sebbene qualche volta tra le nuvole.

Perché, a differenza dei suoi predecessori, Bray ce la sta mettendo tutta, dall'approvazione del decreto. Cercando di non affondare, giorno dopo giorno, nella melma del sottogoverno e della corruzione del Paese.
D'altra parte, sono in ballo diverse centinaia di milioni di euro: una delle imprese più importanti che si faranno nei prossimi anni. Un'impresa che assomiglia alla TAV. E quando le cifre sono queste, non c'è ministro che tenga: quando il gioco si fa duro entrano i poteri forti. Legali, e non.

E poi è cominciato il massacro del nome. Dal momento che la nomina spetta a Enrico Letta, Bray può solo proporre. E nessuna delle sue proposte ha avuto la minima considerazione, perché non sono proposte 'politiche', che non rimandano a logiche lobbistiche.

Eppure i nomi che si sono letti in giro rispondevano al profilo che serve a Pompei: archeologi, uomini del ministero che si sono misurati in imprese simili, professori universitari che hanno messo al centro della loro vita la ricerca.
Bray pensava a un direttore giovane e preparato, pulito e carico di futuro: un archeologo, un urbanista, un economista. Qualcuno che potesse riannodare i legami tra la Pompei archeologica e quella moderna, un parco-scuola dove formare giovani, trasformarla nel posto più bello del mondo. Questo lo ha detto fin dai primi giorni della sua campagna elettorale, scrivendolo sul suo sito. E noi gli abbiamo creduto.
Ma per una cricca campana che vuole trasformare Pompei in un luogo di business, ignorando i suoi veri valori, una nuova Terra dei fuochi, la prospettiva è un'altra. 

Ci sarà forse qualche coincidenza con la Fondazione Pompei? Basta leggere Wikipedia – "[...] la Fondazione Pompei, il cui statuto è stato approvato dal Comune di Pompei con delibera del 23 Luglio 2013. L'obiettivo generale della Fondazione Pompei è quello di tutelare e valorizzare, in termini culturali ed economici, i beni di interesse archeologico di Pompei, Oplonti ed Ercolano, promuovendo un programma di marketing territoriale che contribuisca a sostenere l’immagine internazionale di Pompei, sollecitando finanziamenti pubblici e privati nella città, nonché di ottimizzare l’offerta di beni e servizi culturali sul territorio pompeiano". 
Tradotto in soldoni: cemento, affari, quattrini. Senza andare tanto per il sottile, in un territorio dove la Camorra la tocchi con mano e se non stai attento ti mangia a colazione.
Ricordiamoci che è Letta a dover firmare una scelta del genere che, come abbiamo visto, può avere due esiti molto differenti.

Tutti gli ottimi nomi proposti da Bray sono stati bruciati, con una regia ben organizzata, sulle pagine del "Mattino", quotidiano napoletano dei Caltagirone. E lo stesso giornale ha incoronato quello che dovrebbe essere il candidato ideale: scarsa o nessuna conoscenza scientifica, urbanistica, civile, ma solo senso di appartenenza. Salvatore Settis proprio ieri su Repubblica ha spiegato benissimo: "[...] nella corsa all'incompetenza che è fra gli sport più amati dagli italiani, si ritiene che gli incarichi di vertice nei beni culturali non vadano agli esperti ma a manager tuttofare, pronti a saltare agilmente da McDonald's o da una banca ad alte responsabilità ministerali".

Un commis ignoto ai molti ma funzionale al binomio potere&affari. Appena viene fuori questo nome, Gian Antonio Stella sul "Corriere" e Salvatore Settis su "Repubblica" lo definiscono inaccettabile, incomprensibile, grottesco.
Ma la cricca non si ferma, il nome resta sul tavolo nonostante tutto. E i giorni passano, e a Pompei i muri cadono: con tempismo davvero straordinario.

Siamo alla cronaca di queste ore. Cosa escogiterà la cricca? Come risponderà Bray? A noi ricercatori e cittadini campani che abbiamo creduto che attraverso di lui si potesse davvero ricreare un rapporto diverso tra la politica e i cittadini resta una sola speranza: che non accetti questo meccanismo ignobile ma vada via facendo capire di non far parte del loro gioco. Noi lo seguiremo.

Eppure un direttore generale col profilo 'nuovo' sarebbe potuto servire. A cosa? A contrastare, insieme al brutto, allo sfacelo e allo stesso inesorabile scorrere del tempo, anche la camorra. Se la Presidenza del Consiglio non vuole un direttore così, perché?

Se Bray si arrende, lo scopo del Ministero per i Beni culturali è terminato davvero. Ma intanto è addio anche a Pompei, a quello che è stata, a quello che è e a quello che avremmo voluto rappresentasse: la metafora più riuscita che oggi i giornalisti e domani gli storici potrebbero mai trovare del destino di una nazione finita.

Da oggi saranno ancora di più quelli che non crederanno nella rappresentanza politica.

Non mollare Bray.

Cave Canem, un cane da guardia di Pompei (@accuortaocane)

14 commenti:

  1. il pregio di alcuni Ministri di recente nomina, Bray in testa a tutti, è quello di aver dimostrato da subito competenza e sensibilità verso alcune questioni importanti per il nostro Paese e il suo rilancio. anche questo fatto ne è un esempio. se si perde di vista l'obiettivo finalmente centrato di nominare per Pompei un Super direttore prima di tutto competente e con il giusto spirito liberamente intraprendente, si è perso definitivamente il senso di quel briciolo di speranza che si poteva aver ritrovato. #cambiamodavvero

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  2. Marta hai colto perfettamente il senso del mio post e te ne ringrazio. Ti prego, se ci credi, di contribuire anche tu al lancio di questo messaggio di amore per la bellezza e per la legalità. Basta anche una condivisione su Facebook o un retweet.

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  3. massimo manera4 dicembre 2013 14:10

    una nitida fotografia dell'Italia di oggi!! Un ottimo Ministro, Massimo Bray, che non deve mollare!!

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  4. Salvatore Capone4 dicembre 2013 16:44

    Non mollare Bray. Così, semplicemente, sottoscrivo anch'io. Massimo Bray, in questa manciata di mesi ha dimostrato che si può. Si può lavorare per il rilancio della cultura nel nostro paese, si può - con i fatti - dimostrare che la cultura è una straordinaria leva di sviluppo e di speranza per le giovani generazioni del nostro paese e anche per chi, non più giovane, ha fatto della cultura e del lavoro culturale il proprio paradigma esistenziale. Con il suo impegno e la sua discrezione, la sua operosità e la sua generosità a impegnarsi completamente, ha sbloccato risorse importanti per i beni culturali del nostro territorio, ha lavorato al varo di una legge, ha ridato fiato a un segmento che tutto il mondo ci invita ma che qui, chissà come, è come trasformato in statua di sale. E oggi per Pompei sostiene la necessità, io direi l'obbligo, di competenze e saperi mirati, oltre che in management. Ha ragione il giovane ricercatore. Pompei è una drammatica metafora. Di una bellezza gettata alle ortiche, ostaggio di logiche di appartenenza, e mai veramente immaginata come settore strategico e di rilancio. Ma la cultura è di tutti. E Pompei è del mondo. E per il suo rilancio è necessaria non solo la gestione delle ingenti risorse a disposizione, ma anche e soprattutto una competenza e un sapere specifici, non solo ed esclusivamente in management. Ma come. Ai nostri giovani chiediamo competenze, saperi, qualità, e poi mandiamo in scena il tristissimo balletto dei nomi, delle appartenenze, dei veti incrociati. Nessun confronto nel merito, nessuna discussione sulle strategie di rilancio. Difendere il Ministro Bray oggi significa sottolineare, rivendicare e dire noi proprio a questo. Pompei è una metafora. Permettiamo che sia una metafora dell'Italia migliore.
    SALVATORE CAPONE

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  5. E' tempo che i cittadini si schierino con i Ministri e Parlamentari che cercano di distaccarsi dall'attuale sistema politico, di migliorarlo da "dentro". Hanno vita dura, molto dura, fin che riescono a mantenere la loro carica sosteniamo i loro sforzi. Sappiamo che i voti non contano, che raccolte di firme e più di un referendum non sono stati rispettati....proviamoci con il web

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  6. LucianoMarrocco4 dicembre 2013 17:33

    Non mollare Bray. Semplicemente questo per sostenere l'azione di un Ministro che con i fatti sta dimostrando di praticare la buona politica. È quello di cui questo paese ha bisogno, e di cui la politica necessità per recuperare la fiducia dei cittadini. Per questo 10, 100, 1000 volte NON MOLLARE BRAY!

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    1. Scusate ma forse mi sono perso qualcosa.
      Qualcuno mi sa elencare cosa il caro Ministro ha fatto in questi 200 giorni di legislatura (7 mesi!) considerando l'inscindibilità del binomio cultura e turismo?

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  7. Svegliamoci da soli senza aspettare ancora che qualcuno ci porti ...la tazza di latte a letto!!!

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  8. la lettura dei giornali - e di tanti siti web - di questi giorni ha fatto comprendere a tutti quanti interessi vi siano su Pompei. Non interesse, ma interessi, personali, fazionari. Bray certamente non si farà intimidire

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  9. NON MOLLARE BRAY. Dobbiamo Salvare il Patrimonio Culturale Italiano, Pompei e Carditello in testa!!!

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  10. giuseppe lucarelli5 dicembre 2013 12:11

    Caro Massimo, io sono certo che non mollerai.

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  11. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  12. Del lavoro che Bray (non da solo) sta portando avanti se ne sente parlare poco. Purtroppo. Io, che credo che nella salvaguardia e nel rilancio del patrimonio culturale italiano stia una bella parte della nostra capacità di sopravvivenza (oltre che un dovere etico prima che morale), ne seguo dall'inizio le mosse. Un po' perché veniamo da un'era in cui un Bondi qualsiasi poteva essere messo a capo di un ministero di cui ignorava il significato, un po' perché il nome di Bray mi sembrava una garanzia, ho acceso le residue speranze su un nuovo corso. Alimentate dall'inversione di tendenza sui finanziamenti alla cultura, che nel 2013 sono tornati a crescere (per quanto il livello in cui erano fosse davvero ridicolo, e la crescita sia solo il primo passo). Se però nemmeno un governo quasi tecnico come questo riesce a trovare il coraggio e la forza di puntare su nomi nuovi per riportare un minimo di professionalità e passione sul nostro patrimonio nazionale, cosa possiamo sperare per il futuro? E' per questo che mi unisco all'appello: non mollare Bray!

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  13. a pp 2 -3 alcune mie riflessioni partite dalla lettura di questo blog. buona lettura

    http://issuu.com/mmmotus/docs/spagine_della_domenica_07/1

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